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Rendita integrativa temporanea anticipata RITA

La pensione anticipata RITA è una prestazione che amplia le opportunità della previdenza complementare e consente l'erogazione di un reddito in attesa dell'età pensionabile.

La rendita integrativa temporanea RITA è stata introdotta dalla legge di Bilancio 232/2016 per l’anno 2017 ma ampiamente rinnovata e stabilizzata con la Legge di Bilancio n° 205/2017 per l’anno finanziario 2018, normativa di riferimento (art. 1 commi 168-169). Si tratta di uno strumento previsto per i dipendenti che, cessata l’attività lavorativa, entro cinque anni dalla domanda raggiungano l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi, 67 anni dal 2019), per coloro che accedono a forme di esodo incentivato, isopensione (istituto che consente ai lavoratori dipendenti in esubero di anticipare la pensione con costi interamente a carico dell’azienda), fondo esuberi (sempre nei cinque anni dalla pensione di vecchiaia).

Per avere accesso alla pensione anticipata RITA sono necessari almeno 20 anni di contributi versati in una gestione previdenziale obbligatoria e cinque anni di versamenti al fondo di previdenza complementare cui si chiede la RITA.

Possono accedere alla RITA anche coloro che si trovano in condizioni di inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo superiore a ventiquattro mesi, e raggiungano l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi, sempre con cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

La rendita integrativa anticipata può essere infatti utilizzata dai lavoratori iscritti a un fondo pensione complementare che, attingendo al proprio fondo previdenziale, potranno percepire un assegno anticipato in attesa della pensione vera e propria.

Alla RITA possono accedere sia i dipendenti del settore privato che del settore pubblico. Sono invece esplicitamente esclusi gli aderenti ai fondi istituiti prima del 1993 in regime di prestazione definita. Possono chiedere la RITA sia gli iscritti a fondi negoziali chiusi che a fondi negoziali aperti e ai Pip (piani individuali pensionistici).

A differenza dell'Ape volontario (prestito bancario da restituire con una riscossione ventennale sulla pensione) e dell'Ape sociale (indennità di natura assistenziale erogata dallo Stato destinata solo ad alcune categorie di lavoratori in condizioni di difficoltà), la rendita integrativa RITA fa ricorso al capitale accumulato dal lavoratore nei fondi di previdenza complementare, una sorta di tesoretto composto da TFR, dal contributo del datore di lavoro e da quello aggiuntivo del lavoratore, che può essere riscosso in anticipo (parzialmente o interamente) sotto forma di rendita mensile in attesa che il lavoratore maturi il diritto alla pensione.

La forma di anticipo pensionistico viene incentivata fiscalmente analogamente alla tassazione delle rendite erogate dalla previdenza complementare, di modo che la parte imponibile della RITA sia assoggettata a tassazione con la ritenuta a titolo d'imposta al 15% ridotta dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, fino a un minimo del 9%. E’ stata riconosciuta comunque la possibilità di non usufruire della tassazione sostitutiva, mediante opzione nella dichiarazione dei redditi cosicché la RITA sarà soggetta a tassazione ordinaria.

La rendita integrativa anticipata è cumulabile sia con l'Ape volontario che con l'Ape sociale.

La domanda non va presentata all'INPS  ma al proprio fondo pensione che erogherà il denaro.

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